Pisa e i misteri della sua storia
Una provincia in primo piano
Almalinda Giacummo
Fa parte di quelle città che gli italiani conoscono sicuramente ma che, per un motivo o per un altro, viene visitata meno frequentemente di quanto meriterebbe.
Pisa è una città bellissima, ricca di storia e di arte, oltre ad avere un artigianato ed una gastronomia da record. Prima antico porto romano, come stanno vieppiù dimostrando gli scavi per la stazione di S. Rossore, poi famosa e ricca con i traffici verso il mondo arabo e Repubblica marinara. Oggi è lontana dal mare, ma il suo splendore resta intatto in monumenti quali la piazza dei Miracoli: su un ampio prato erboso il duomo, il battistero, la torre pendente ed il camposanto monumentale fanno il loro effetto.

Il Duomo è dell’XI secolo, la costruzione fu iniziata dal Buscheto in occasione della vittoriosa spedizione contro il covo dei pirati arabi di Palermo, mentre parte della facciata fu realizzata dall’architetto Rainaldo; l’interno è ripartito in cinque navate dove si conservano il pergamo di G. Pisano (1311) e la lampada di Galileo, opera di B. Lorenzi, grazie alla quale si racconta che il grande scienziato scoprì l’isocronismo del pendolo (nonostante qualche discrepanza nelle datazioni), fra le altre cose. Le porte in bronzo della facciata, del XVI secolo, sono opera di seguaci del Giambologna, mentre il grande mosaico dell’abside, con il Redentore in croce fra la Vergine e S. Giovanni, fu terminato nel 1302 dal Cimabue. E’ poi famosa la porta di S. Ranieri, patrono della città: i battenti realizzati in bronzo fuso dal Bonanno dopo il 1186, rappresentano in rilievo le Storie della vita del Redentore. La storia è raccontata su formelle con “didascalie” in latino, con una grande attenzione per il paesaggio: l’andamento è dal basso verso l’alto, da sinistra verso destra.

Di fronte si trova il cilindrico Battistero, la cui forma singolare produce la famosa “risata del diavolo”: basta battere le mani che un misterioso suono riecheggia in tutto il monumento. Iniziato dal Diotisalvi, vide la sospensione dei lavori per circa un secolo, fino alla ripresa nel 1260 da parte di Giovanni e Nicola Pisano. Fu terminato nella seconda metà del XIV secolo da Cellino di Nese e Maestro Zibellino da Bologna. Quest’ultimo pose i marmi bianchi alla base della cupola per alleggerirne la forma ottagonale che contrastava con la forma circolare dell’edificio sottostante. Il fonte battesimale interno è opera di Guido da Como: è una grande vasca ottagonale intarsiata di marmi policromi.
Anche la Torre pendente è cilindrica (XII-XIV), con serie di loggette sovrapposte per i 55 metri d’altezza: è notoriamente famosa per la sua forte inclinazione, anche se da anni sono allo studio sistemi per frenarne la corsa verso il basso. Iniziata la costruzione dal Bonanno, questo si fermò al terzo piano per il cedimento del terreno: ripresi i lavori nel 1275 da Giovanni di Simone, fu terminata da Tommaso Pisano, che nel 1350-72 costruì la cella campanaria. L’interno ha 294 gradini.
Il Camposanto Monumentale è formato da quattro porticati che cingono il campo in cui anticamente venivano seppelliti i morti, con terra santa che i pisani avevano prelevato in Palestina e trasportato a Pisa con le loro galee: del XIII secolo conserva sinopie, sculture, sarcofagi ed affreschi.

Rinascimentale è la piazza dei Cavalieri, con palazzi disegnati dal Vasari su ordine di Cosimo I per le sedi dell’Ordine di S. Stefano, creato per combattere i pirati che infestavano il Mediterraneo, palazzo della Gherardesca, con la famosa torre della Muda, e quello dell’Orologio con la torre dei Gualandi, dove venne rinchiuso, e condannato a morire di fame insieme ai figli, il conte Ugolino, il Palazzo dei Cavalieri o della Carovana, per il corso di istruzione che qui seguivano i cavalieri, con facciata curvilinea e doppia scala, decorazione a graffiti e sei statue a busto di granduchi di Toscana, la chiesa di S. Stefano, progettata dal Vasari anche nelle acquasantiere, ha alle pareti trofei di bandiere vinte dai Cavalieri contro i turchi. Sulla piazza stessa è il monumento a Cosimo I, opera del Giambologna.
Da non perdere la passeggiata sul Lungarno per godere della vista dei palazzi del cinquecento. Poi il Giardino Scotto all’interno della vecchia fortezza del Sangallo, di stile ottocentesco, la chiesa di S. Maria della Spina, con una reliquia della corona di Cristo, le guglie e le edicole di stile romanico-gotico, la Cittadella del quattrocento con il vecchio Arsenale delle Galee, il Museo Nazionale di S. Matteo con sculture di scuola pisana e dipinti del XII-XV secolo, quali il S. Paolo del Masaccio, il Redentore del Beato Angelico. Poi il medievale Borgo Stretto, con edifici porticati con colonne dagli interessanti capitelli, il quartiere di S. Andrea, il vicolo delle Sette Volte: sei lunghe volte con brevi spiragli di luce uniscono le abitazioni poste ai lati. Non è comunque solo la Torre a pendere a Pisa: ci sono anche la chiesa romanica di S. Michele degli Scalzi ed altri antichi campanili della città.

Una volta a Pisa si possono gustare i necci, cioè schiacciatine di farina di castagne, il condimento alla “fornaia, con noci, formaggio, olio e basilico, il minestrone con fagioli bianchi. Per secondo lo sformato di fagioli con le animelle, filoni di vitello e besciamello, fave al prosciutto e fagioli all’uccelletto. E poi la bistecca alla cacciatora, con funghi porcini, pomodori e cipolle, faraona al cartoccio e trippa alla toscana. Per il pesce Cieche alla pisana, cioè anguille cotte in padella con olio, aglio e salvia e poi in forno con salsa di uova sbattute e limone, uguale condimento per sardine ed acciughe. Per dolce i brigidini all’anice, il tutto annaffiato dal Valdicecina, dal Chianti delle colline pisane e dal bianco di S. Torpé.
Pisa ha anche molte altre attrazioni che ad ogni angolo, ad ogni via, in ogni squarcio, raccontano una storia millenaria e variegata.












