prima paginaPrima pagina
editorialeEditoriale
attualita'Attualità
culturaCultura
costumeCostume
spettacoloSpettacolo
personaggiPersonaggi
turismoTurismo
medicinaSalute
sportSport
agendaAgenda
oroscopoOroscopo
curiosita'Curiosità
consulenteConsulente
giardinaggioGiardinaggio
cucina
Cucina
dentino avvelenatoDentino avvelenato

linkI nostri link
e-mailE-mail


Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Turismo

 

UNA VACANZA... di marmo

Almalinda Giacummo

La Toscana è nota per molte cose, tante attrazioni turistiche, spiagge mondane, città d’arte, ma non tutti sanno che dietro le famose coste della Versilia si trovano le Alpi Apuane, bianco sfondo singolare che brilla come neve al sole. Panorama che brilla perché composto in massima parte da marmo: quello di Carrara, tanto per fare un nome  e per capirci, ma non solo, che prenderemo come prima meta.
Per arrivarci si devia verso l’interno dal traffico dell’Aurelia o dell’autostrada e si può cominciare la scoperta da Campo Cecina. Qui una lunga salita porta ad una serie di punti d’osservazione, dove il lavoro di intere generazioni di cavatori di marmo si presenta in tutta la sua “maestosa grandezza”, mentre sullo sfondo si trovano il porto marmifero di Marina di Carrara e la Corsica, per affacciarsi poi sulla Garfagnana, il versante interno delle stesse montagne. Quindi si arriva a Carrara città, divisa dalla vicina Massa solo dalle colline di Candia: le strade sono belle e grandi, le case, alcune delle quali in marmo, sono eleganti, piazze ariose e monumenti in marmo ed al marmo ovunque, per ringraziare un elemento al quale la città deve fama e ricchezza. La città è collegata alla Marina da un ampio e rettilineo viale: nel porto si trovano sempre enormi blocchi di marmo pronti per essere inviati in ogni parte del mondo. Il più insigne monumento è il Duomo, fabbrica romanico-gotica di tipo pisano, con facciata inferiore romanica di marmo a bande bianche e grigie, portale, colonnine e facciata superiore con il rosone gotico chiuso in una cornice quadrata circondata dalla loggia: fu edificato molto lentamente per essere anche ampliato nel XIII e nel XIV secolo ed il portale ha statue di chiara influenza lombarda, mente il campanile appartiene al XIII secolo. Della duecentesca rocca dei Malaspina non resta che il restaurato Mastio, cui si appoggia il cinquecentesco Palazzo Ducale, infine le porte medievali della città, fra cui quella del Bozzo e la Ghibellina.
Da Carrara si arriva facilmente a Colonnata. Il paese, secondo alcuni fondato da schiavi romani, è ancorato ad uno sperone di roccia e attorno fervono i lavori nelle cave di estrazione: il panorama è squarciato dai “ravaneti”, cioè i ghiaioni creati dall’accumulo degli scarti di lavorazione, e da qui pare che provenisse il marmo preferito di Michelangelo, il “bianco statuario”. Si tratta di uno dei più vasti bacini marmiferi della zona con le sue circa 40 cave: qui un cartello turistico recita «la cava di marmo è uno spettacolo di lavoro e di bellezza unico al mondo», ed ha ragione, perché si tratta di un confronto perenne fra la natura e l’uomo, con il filo elicoidale, i lavori in trincea, il trasporto dei blocchi e l’eco delle mine. Arriva Massa: è posta tra due alture verdeggianti ed è divisa in due parti nettamente distinguibili, una più antica con viuzze strette ed irregolari, una più moderna con strade ampie, bei palazzi e strade dritte. Il monumento più autorevole è il bastionato castello dei Malaspina che, sulla cima del colle, fu dimora di Carlo VIII, Caterina de’ Medici, Carlo V e Michelangelo, con il suo nucleo medievale ed il rinascimentale Palazzo Malaspina dalla facciata policroma e dalle belle decorazioni marmoree, ovviamente. Al centro della città si trova Piazza degli Aranci, su cui affaccia Palazzo Cybo-Malaspina, il cui elemento più importante è il Cortile delle Milizie, con facciata, loggette, pozzi e finestre marmoree, e la grotta artificiale, di cattivo gusto, detta a ragion veduta Grottesco. E lungo le sue strade molte le specialità gastronomiche, alcune delle quali da sgranocchiare mentre si raggiunge il marmoreo Duomo: la spongata, gli ossi di morto, la carsenta dolce, i canestrelli e le crescentine, da tavola i testaroli, la bomba di riso, i tortelli, il cibreo, il fagiano alla carnesecca, la fricassea.

Si prosegue quindi sulla salita verso San Carlo, Antona ed il Passo del Vestito: una prima galleria attraversa il Monte Altissimo, mentre una seconda galleria, detta il Cipollaio, immette nella valle che scende verso Castelnuovo Garfagnana; dopo qualche chilometro un portale gotico introduce alle vecchie cave Henraux, oggi abbandonate, fino a Isola Santa, un piccolo paese di contadini e cavatori che una diga sul torrente locale ha trasformato in una penisola. Qui finisce il marmo, dopo si apre la valle che conduce a Castelnuovo Garfagnana, porta verso Lucca, passando comunque attraverso lo stretto canalone del torrente Turrite Secca con le sue pareti e guglie rocciose.

Tipici della zona sono i tortelli, i salumi e la mortadella piccante; poi pecorino, ricotta, funghi e tartufi; quindi fragole, more, mirtilli, arance, pesche, mele con conseguenti marmellate e sciroppi, il tutto da annaffiare con il Condio rosso e bianco ed i vini di Tendola. Per l’artigianato gli oggetti artistici in marmo ed onice, le figurine in gesso e le ceste in giunco. Un percorso tranquillo da un punto di vista strettamente culturale, di un certo impegno per la giuda, ma di sicura valenza per lo spettacolo naturale che ad ogni curva si presenta ai nostri occhi.