|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopo
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

Turismo
VICENZA:
NON SOLO PALLADIO
Mini viaggio in una cittadina poco nota del veneto
Almalnda
Giacummo
La
storia di Vicenza comincia da un piccolo vicus,
che diventa municipium romano nel 49
a.C. posto lungo la via Postumia, organizzato con cardini e decumani ancora abbastanza
leggibili nel moderno impianto urbanistico della città, dove la centuriazione
romana è sopravvissuta all’interno della città medievale assorbendo le
modifiche di età rinascimentale. Nonostante le invasioni barbariche e le
catastrofi idrogeologiche, Vicenza si riprende nel VI secolo, riconquistando le
campagne dove i benedettini effettuano
bonifiche. Poi l’invasione degli Ungari nell’899, il dominio dei
vescovi-conti ed il periodo comunale dal XIII secolo, con il nucleo della città
romana chiuso dalle mura a forma di fuso: Castel S. Pietro chiude ad est, mentre
lo scaligero Castelvecchio si trova ad ovest. Poi bastioni difesi da canali e
scarpate erbose, quattro quartieri ed i monasteri degli ordini mendicanti, S.
Corona, S. Michele e S. Lorenzo che con la Cattedrale formano una cerniera fra
la città vecchia ed il nuovo nucleo racchiuso dalle mura. Al rinnovamento
architettonico realizzato fra la metà del ‘400 e la metà del ‘500
appartiene l’aspetto attuale: molti privati trasformano le loro case in veri e
propri palazzi-opere d’arte, con artisti come il giovane Palladio.
Successivamente solo lo
Scamozzi troverà un po’ di posto, mentre il barocco resterà quasi del tutto
estraneo, ad eccezione, ad esempio, di Palazzo Leoni Montanari: il Muttoni
cavalcherà ancora lo stile palladiano ed il classicismo reinterpretandoli in
chiave moderna (sec. XVIII).
Una visita a Vicenza comincia quasi obbligatoriamente da Corso Palladio, dove
gli splendidi palazzi fanno da elegante quinta architettonica alla passeggiata.
L’ingresso è da piazzale De Gasperi, limite della città duecentesca, con il
Castello dei Della Scala, un quadrilatero difeso da un fossato: oggi rimane ben
visibile solo il torrione che domina Porta Castello (1343), sullo stesso punto
di quella prima romana e poi comunale. Quindi Piazza Castello, la cui pianta
è stata più volte rimaneggiata per ottenere infine l’ortogonalità con il
Corso, tanto da far incorporare al Palazzo Piovini la facciata del Capra; sia
Palazzo Porto sia Palazzo Thiene-Bonin Longare sono opere dello Scamozzi su
probabili progetti del Palladio. Il Corso era il decumano massimo della Vicentia romana: numerosi palazzi e chiese vi si affacciano, quella
neoclassica di S. Filippo Neri, quella gotica del quattrocentesco Palazzo Thiene,
con pentafora e balcone ad archi acuti, gotico veneziano il Braschi Brunello,
palladiano il Pojana, che scavalca Ca’ Ronde con un archivolto che unisce
strutture più antiche. Dello Scamozzi, invece, è il Trissino-Baston, con
elementi classici nel prospetto sul corso, cortile centrale quadrato e quattro
atrii con colonne tuscaniche e doriche che reggono la trabeazione; lo scalone
d’onore decorato a stucchi conduce fino alla sala della giunta comunale.
Gioielli del tardo gotico vicentino sono Palazzo Dal Toso-Franceschini-Da Schio,
con arco del portale a motivi vegetali, Palazzo Sesso-Zen, il Porto Breganze con
quadrifora ad archetti trilobi e portale lombardesco, mentre di stile severo
scamozziano è il Palazzo Marcantonio Valmarana; poi Casa Cogollo, interpretata
erroneamente come casa del Palladio.
Il centro monumentale della città è comunque Piazza dei Signori, composta
effettivamente da quattro corpi, quella dei
Signori, delle Biade, del Palladio e delle Erbe: tutte attorno alla fabbrica
della Basilica. Si tratta dell’antico Foro della città romana e del Peronio
medievale, sito del Palazzo del Podestà, del Vetus e del Communis. Su
questi ultimi due viene edificato il Palazzo della Ragione, o Novum:
nel 1546 i lavori vengono affidati al Palladio, che costruisce un loggiato a due
ordini, dorico e ionico, il tutto molto classicistico; elemento importante è la
serliana, una finestra dilatata per correggere, con arche centrali ed architravi
laterali l’irregolarità degli edifici gotici.
I loggiati sono terminati da una balaustra con 23 statue dell’Albanese e da
una cupola a carena di nave in piombo e legno, che all’interno copre un
immenso salone areato da 24 finestre ogivali e raggiungibile da due scaloni, uno
del ‘400 ed uno del 1612. Sulla piazza svetta la torre civica rialzata più
volte tra ‘300 e ‘400 ma con una base del XII secolo. Quattro colonne
gigantesche sono solo parte della incompleta realizzazione palladiana della
Loggia del Capitaniato, detta anche Bernarda, costruita per celebrare la
battaglia di Lepanto. Il Monte di Pietà, della fine del XV secolo, ha quattro
livelli, a cominciare dalle botteghe, il loggiato, il piano nobile e
l’ammezzato: al centro doppio loggiato a tre arcate che nasconde la chiesa di
S. Vincenzo. Verso piazza delle Biade si trovano le due colonne con il leone
(1464) e con il Redentore (1640), quindi la chiesa di S. Maria in Foro, iniziata
nel ‘300 e terminata nel secolo successivo, con facciata settecentesca, fregio
ad archetti originali, interno gotico con capitelli romanico-gotici. Su piazza
delle Erbe, l’unico resto dell’origine medievale rimane la Torre del Girone,
per il fossato che la circondava, o del Tormento perché adibita in seguito a
prigione. In fondo si trova piazza Matteotti, o dell’Isola, perché qui il
torrente Bacchiglione circondava il perimetro del Castello dei Da Carrara. Il
Museo Civico è ospitato in Palazzo Chiericati, progettato dal Palladio con una
facciata “a rovescio”, dove pieni e vuoti sono ribaltati nel loggiato a due
ordini divisi da un corposo marcapiano, mentre il corpo centrale risulta appena
avanzato. Compreso nel Castel S. Pietro si trovava il Palazzo che Territorio che
andò infine ad inglobare il Teatro Olimpico: si tratta dell’ultima opera
iniziata dal Palladio nel 1580 e terminata dal figlio Silla,
un’interpretazione rinascimentale del teatro romano e prima struttura stabile
in Italia. La cavea presenta una pianta semiellittica a 13 gradini con colonnato
corinzio e balaustra con 29 intercolumni e 12 chiusi da statue (del 1751);
l’orchestra ha una fronte scenica con due ordini corinzi completati da un
attico: al centro la porta regia ed ai lati le due ospitali. Tutto è decorato
in orizzontale ed in verticale da nicchie e statue, fregi, colonne, timpani e
pilastri, poi le scene fisse in legno e stucco dello Scamozzi per l’Edipo
tiranno.
Fra le chiese merita sicuramente una menzione speciale quella di S, Corona,
eretta nel XIII secolo per contrastare l’eresia catara e custodire la reliquia
della Santa Spina, visibile nel suo reliquiario-opera d’arte solo il Venerdì
Santo. La facciata evidentemente fu rifatta nel 1872-74, come stanno dimostrando
anche gli scavi di alcune trincee atte a contenere dei cordoli di cemento per il
sostegno della facciata stessa, in pericolo di crollo. L’interno presenta
molte attrattive, come la cappella Thiene e la Valmarana, quest’ultima opera
del Palladio, l’altare maggiore in marmi intarsiati del 1669 ed il coro ligneo
del 1482. Nel monastero della chiesa di trova il Museo archeologico.
Palladiani sono anche Palazzo Iseppo Da Porto con bugnato al pianterreno e
semicolonne arretrate al piano nobile, mentre all’interno alcuni ambienti sono
stati affrescati da G.B. Tiepolo, e Palazzo Barbaran-Da Porto.
Su corso Fogazzaro si trova una facciata con gigantesche lesene slanciate,
quelle di Palazzo Valmarana-Braga, i cui telamoni ed i riquadri al pianterreno
sono attribuiti a D. Fontana, e la chiesa di S. Lorenzo, cistercense del 1280,
con portale a strombo rilievo nella lunetta della Madonna con
i Santi Lorenzo e Francesco. Il Duomo ha dei precedenti in una basilica
di V secolo, chiesa nel 1267 e tardo gotica nel 1444-1480, con facciata a cinque
fasce sovrapposte, la tribuna di Lorenzo da Bologna, la cupola del Palladio ed
il campanile romanico. Vicino al palazzo Vescovile si trova il Palazzetto Roma,
al lato del quale vi è l’accesso per la visita di un criptoportico romano, a
forma di U e coperto da volta a botte, pertinente ad una casa di I sec. a.C.
Sono numerosi gli altri elementi degni di nota per una città sì piccola, ma
densa di storia e di arte: dal Ponte della Pusterla si accede in Contrà S.
Marco, dalla Porta S. Lucia nella contrada omonima, il Ponte degli angeli che
collega i quartieri orientali, l’area del teatro di Berga, che riproduce lo
schema planimetrico del teatro romano di I sec. d.C., con una filanda ricavata
nel ‘700 nella scena ed il Palazzo Pigafetta-Scaroni sull’ima cavea.
Questo solo per citare qualcosa. Da vedere perché si tratta di una sorta di
concentrato di storia dell’arte a dimensione umana: un piccolo difetto
consiste nell’istituzione di un biglietto cumulativo che consente sì di
vedere tutti i monumenti della città in ben tre giorni, ma non consente di
vederne solo uno se ti manca il tempo, salvo pagarli comunque tutti. E, poi,
malelingue dicono che i vicentini, oltre a mangiare i gatti, non siano proprio
ospitalissimi. Mah, per ora io non
mi trovo male...
|